Segnalazione: Charmeur di Aura Conte e Connie Furnari

TITOLO: Charmeur
AUTORE: Aura Conte e Connie Furnari
EDITORE: Selfpublishing
PREZZO EBOOK: € 1.99
PAGINE: 125
GENERE: Romantic Suspence
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 luglio 2017
DOVE ACQUISTARLO: https://www.amazon.it


SINOSSI
Dopo il suicidio del padre a seguito del crollo della sua società, la vita di Désirée, sensibile e bella ragazza di diciannove anni, cambia all’improvviso. Costretta a lasciare gli studi universitari alla Sorbona, vola da Parigi a San Diego, in California, per iniziare una nuova vita.
Malgrado sia una ragazza onesta, la voglia di riscatto le fa compiere un gesto impulsivo, dettato dalla sofferenza. Désirée Bertrand svanisce e al suo posto fa il suo esordio nell’alta società Desy Dunn, una donna di venticinque anni sensuale e spietata, apparentemente avida e dal cuore di ghiaccio, che si fa subito notare da uno degli scapoli d’oro più ambiti di San Diego, Langdon Norwood.
Affascinante seduttore alla soglia dei cinquant’anni, Langdon è conosciuto per i suoi continui flirt con ragazze giovanissime, per la sua vita mondana e per il suo potere, come proprietario della catena di alberghi Norwood, che si estende lungo la costa della California.
Desy sa come conquistare un uomo come Langdon: usa la sua bellezza e la sua giovinezza, il sesso che lui così tanto ama, finché non lo fa cadere ai suoi piedi. Ma il subdolo piano di Desy subisce una svolta inaspettata, quando conosce i due figli di Langdon: Chad, un suo coetaneo, che va al secondo anno di college e Cody, ancora al liceo.
Conquistata dal fascino e dal carisma di Chad, che è attratto da lei ed è deciso a scoprire la verità su quella misteriosa donna spuntata dal nulla, Desy si troverà davanti a un bivio, coinvolta sempre più da quel bellissimo ragazzo che cerca continuamente di sedurla.

Ricco di erotismo, ma anche di romanticismo, Charmeur è una storia d’amore hot, tra due giovani che non possono rivelare l’uno all’altra i propri sentimenti, impediti dalle circostanze esterne. Un romance dalle sfumature bollenti, pieno di scene sensuali e di suspense.

Il punto di vista di Desy è descritto da Aura Conte.
Il punto di vista di Chad è descritto da Connie Furnari.

LE AUTRICI
Aura Conte è nata a Messina nel 1983 ed è laureata presso la facoltà di Scienze della Formazione. Scrive libri multigenere sia in italiano che in inglese, spaziando dai romanzi storici a quelli fantasy.  Non è sposata, non ha figli ma è dipendente da internet, social media e letture in lingua originale. Ha pubblicato il suo primo libro nel 2009 (“Purpureo Re-Birth”) e di recente, ha pubblicato in seconda edizione un suo romanzo storico “La sposa del capitano” con Libro/mania (progetto editoriale di De Agostini e Newton Compton). 
I suoi contatti
Sito ufficiale: auraconte.com 
Twitter: twitter.com/auraconte 
Facebook: facebook.com/auraconte Instagram: instagram.com/auraconte  
Tutti i suoi romanzi sono disponibili in edizione digitale e cartacea  Amazon: amazon.it/Aura-Conte/e/B01E79X5W4/ 

Connie Furnari è nata a Catania. Laureata in lettere, appassionata di cinema, pittura e film d’animazione, è un’autrice Rizzoli. Ha pubblicato con varie case editrici, in self publishing e ha vinto diversi premi letterari. È una scrittrice multi-genere, predilige scrivere il fantasy e il paranormal, ma si dedica anche al romance, al thriller, alla narrativa per bambini e ragazzi, e ad altri generi letterari. Tutte le sue opere sono facilmente reperibili on line, sia in digitale che in cartaceo. Vive tra centinaia di libri e dvd, ed è presente nei social network. Ama leggere, disegnare manga, e dipingere quadri.   
I suoi contatti: 
La sua email è conniefurnari@hotmail.it   
Sito ufficiale: www.conniefurnari.blogspot.it 
Facebook: facebook.com/connie.furnari 
Twitter: twitter.com/ConnieFurnari 
Google: plus.google.com/u/0/103699863171118444251  
Instagram: instagram.com/conniefurnari/ 
Wattpad: wattpad.com/user/ConnieFurnari 
Goodreads: goodreads.com/author/show/5427460.Connie_Furnari  
Linkedin: linkedin.com/in/connie-furnari-38328152/ 
Tumblr: conniefurnari.tumblr.com/ 
I suoi romanzi sono disponibili in edizione digitale e cartacea, su tutte le piattaforme, tra cui: 
Amazon: amazon.it/Connie-Furnari/e/B00MX4Q6JU  amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_ebooks_1  goo.gl/IWIeUD 
Google Play: play.google.com/store/books/author?id=Connie+Furnari  
iTunes: itunes.apple.com/it/author/conniefurnari/id611541436  Kobo: tinyurl.com/FurnariKobo 

ESTRATTO DEL LIBRO 
CAPITOLO I 
Desy  
◆◆◆   
La pioggia non smette di tamburellare, sembra quasi fatto di proposito. L’ombrello nero tenuto sopra la mia testa non mi lascia scrutare il cielo e mi impone di focalizzare la mia attenzione su ciò che ho davanti. Siamo pochi, pochissimi, nemmeno dieci persone a prendere parte a questo evento. È il 25 di Dicembre, ma anche il giorno del funerale di mio padre. Lui è davanti a me, chiuso in una scatola di legno, pronto per essere seppellito.  Mai mi sarei aspettata di perderlo così presto. Avevamo fatto piani per incontrarci tra pochi giorni, a Capodanno, per festeggiare insieme, come ogni anno, invece ora tutto è cambiato.  Ogni singola cosa. Dopo le feste, non tornerò alla Sorbona, non chiederò a mio padre di aiutarmi a caricare le valigie nell’auto, lui non assisterà mai alla mia laurea. Avrei dovuto frequentare il secondo anno, studiare sodo per mantenere la mia ottima media. Ma non accadrà. Lui non ci sarà più, né ci sarà ciò che avevo programmato per il mio futuro: una laurea, un buon lavoro, la mia felicità come quella di tante altre ragazze. La bara più economica e un misero mazzo di fiori hanno raso a zero gli ultimi risparmi della mia famiglia. Non è rimasto più nulla della mia vita. Domani, a quest’ora, non avrò più neanche un tetto sulla testa e non tornerò mai più a Parigi, ne sono certa. Papà, che cosa hai fatto? Perché mi hai lasciata sola proprio in questo momento? Le lacrime mi bagnano il viso, come la pioggia che scende battente sull’erba.  Il prete sta per concludere il rito e io vorrei tanto essere al posto di mio padre. Lì, nella bara, al sicuro. Non qui con i vivi, senza una famiglia, incerta riguardo al mio destino e priva di futuro. «Miss Bertrand, vuole dire qualcosa?» mi domanda il prete, all’improvviso. La funzione deve essersi conclusa e non me ne sono neanche accorta. Lo osservo per qualche istante, poi annuisco, tirando fuori un foglio dalla tasca del mio cappotto nero. Mi rifiuto di osservare i presenti, a malapena li conosco, mi concentro sulle parole scritte da me, poche ora fa. 
Leggo, trattenendo a malapena le lacrime: «Henri Bertrand è stato un padre magnifico, il migliore che ogni bambina possa desiderare. Sebbene fosse sempre impegnato con i suoi affari, trovava sempre il tempo per stare con me, la sua unica figlia. Mi ha fatto da padre e da madre, fin dal giorno della mia nascita. È rimasto al mio fianco quando sono stata male, quando il mio cuore è stato spezzato e la vita mi ha preso in giro. Lui c’è stato sempre, dopo che mia madre è morta, dandomi alla luce. Non è stato soltanto un padre ma un amico, anche quando vivevamo in due continenti diversi, io in Francia e lui qui, a San Diego. Mi mancherai, papà. Eri un grande uomo e lo rimarrai per sempre, almeno per me.»  Non posso andare oltre, non posso aggiungere parole meno formali o gridare la verità. È già un miracolo che il prete abbia accettato di celebrare il funerale. Se lo facessi, peggiorerei la situazione. Mio padre si è ucciso, si è sparato in testa con la calibro 38 che teneva nel cassetto della scrivania del suo ufficio, non è morto per cause naturali come riportano i giornali, e la motivazione del suo gesto mi fa ancora rabbrividire. Le mie mani tremano per il dolore e il nervosismo causato da certi pensieri. Cerco di trattenermi, ma non reggerò a lungo.  Ripongo con difficoltà il foglio in tasca, e lo stringo con tutta la forza che ho in corpo. Me la prendo con un pezzo di carta, quando vorrei soltanto distruggere ogni cosa, anche la bara dinanzi a me. 
«Non sapevo che Henri avesse una figlia» sussurra un uomo ben vestito, avvicinandosi per porgermi le sue condoglianze. Non rispondo, ma lo osservo con attenzione. Lui non sa chi io sia, ma io so esattamente chi è lui: Jack Monroe, uno dei pezzi grossi della città, come li chiamava mio padre. «Non c’è bisogno di fingere con me, mademoiselle . So cosa è accaduto» rivela, sorprendendomi. «Davvero?» domando, incuriosita. Il suo aspetto è quello di un uomo sulla sessantina, i suoi capelli sono grigi, i suoi occhi neri, e diverse rughe gli marcano il viso. Mi ricorda mio padre, sempre ben vestito e con uno sguardo determinato. «Prenda questo, ci sono tutti i miei contatti. Non si faccia scrupoli, mi chiami senza remore. Mi farebbe molto piacere aiutare la figlia di Henri» aggiunge, porgendomi un biglietto da visita. Esamino il logo e la scritta con il nome: Jack Monroe. «La ringrazio» mormoro. «Condoglianze» replica con tono rassicurante e una sua carezza mi sfiora la spalla. La bara viene fatta scendere giù dopo quel breve scambio di parole. Ho smesso di asciugare le lacrime, ormai non ne vale più la pena. La mia nuova vita inizia oggi. Addio, papà… non ti dimenticherò mai.  
*** 
Il vestito rosso che indosso non mi rappresenta affatto. È talmente corto che se mi abbassassi, si vedrebbe la biancheria intima di pizzo. Mi esamino allo specchio e la ragazza che ho di fronte mi appare come una sconosciuta.  I miei capelli, fino a ieri castani, lisci e lunghi, sono ora color rosso tiziano e cadono ondulati dietro le spalle. Negli ultimi mesi ho perso parecchio peso, non per scelta ma per necessità. Per adeguarmi a ciò che mi è stato richiesto. Controllo l’orologio, è quasi ora di scendere nella hall. Le valigie sono pronte, i documenti pure. La diciannovenne Désirée Bertrand da oggi non esisterà più. Al suo posto, ci sarà Desy Dunn, una venticinquenne di Miami, Florida. La stessa sconosciuta dai capelli rossi riflessa nello specchio. Lo squillo del telefono della camera mi riporta alla realtà, so già cosa mi verrà detto. La mia carta di credito è vuota, non posso rimanere un minuto di più in questo albergo a cinque stelle. Sono povera, non posso permettermi di mangiare, non ho una casa, non ho una famiglia o degli amici ai quali chiedere aiuto. Non rispondo al telefono, tanto è inutile. Appena giunta nella hall affollata di gente, mi dirigo verso la reception. 
«Mademoiselle Dunn, l’ho appena chiamata in camera. C’è un problema con la sua carta» dice uno degli impiegati, con un forte accento francese.  «Com’è mai possibile?» mento, facendo la stupida di proposito. Tra le sue mani vedo la mia American Express e poco lontano una forbice. Ormai conosco bene la procedura. Il direttore dell’albergo sta arrivando per tagliare la mia carta di credito. «Mi dispiace domandarvelo. Potrebbe fornire un’altra carta?» mi chiede con cortesia. Questa domanda mi fa titubare, all’istante. «Sono qui a Los Angeles in vacanza, non ho altre carte. Non potrebbe aiutarmi? Forse è soltanto un problema momentaneo» rispondo, cercando di prendere tempo. «Mademoiselle Dunn, ho provato più volte…» cerca di affermare l’impiegato, ma viene bruscamente interrotto. «Qual è il problema, François?» chiede una voce maschile, dietro le mie spalle. Mi volto e trovo davanti a me un uomo sulla cinquantina. I suoi capelli sono di un castano molto chiaro, i suoi occhi verdi. Ha un torace virile, è un uomo molto sexy e affascinante, in giacca e cravatta. Scruta il mio corpo dalla testa ai piedi, fermandosi a osservare la mia gonna troppo corta e la mia scollatura generosa. 
«Direttore, c’è un problema con la carta di credito di mademoiselle Dunn» risponde l’impiegato, dietro il bancone della reception. «Non so cosa stia accadendo, mi dispiace creare problemi all’albergo. Sono mortificata» affermo con aria innocente, poggiando la mia mano sul braccio del direttore. Anziché allontanarmi, sul suo volto appare un sorriso beffardo. Deve aver capito quanto io sia nella merda e di quanto abbia bisogno di aiuto, per flirtare in questo modo. «Non c’è nessuno che può aiutarla?» mi domanda dopo il mio gesto, accarezzandomi la mano. «No, sono da sola a Los Angeles» rispondo repentina. Questa è la mia unica occasione. «A San Valentino?» mi chiede incuriosito. «Sì, non ho nessuno con cui festeggiarlo» ribadisco, fingendomi triste. Il direttore dell’albergo mi esamina per qualche minuto. Il suo silenzio mi innervosisce. «François» dice all’improvviso, senza distogliere lo sguardo da me. «Oui , direttore Norwood.» «Non c’è bisogno di procedere oltre. Io e Miss Dunn discuteremo della sua situazione questa sera, a cena. Se accetterà il mio invito, ovviamente» afferma, lasciandomi di sasso. «Oui, come desidera» dice con efficienza l’addetto. «Merci, monsieur » sussurro, con gratitudine.  
«Il minimo, per una donna così bella» dichiara, avvicinandosi. Ha molto fascino, deve aver conquistato centinaia di donne con quel suo sorriso da  séducteur . Qualche istante dopo, sento la sua mano afferrare con delicatezza la mia e portarla alle sue labbra. «A questa sera» aggiunge Norwood, infine va via. Rimasta da sola nella hall, fisso la mia mano e sfioro dove le sue labbra si sono poggiate. Forse non tutto è perduto.  
***  
Fuori dalla finestra è giorno, stanotte non ho dormito. Sono distesa sul letto, le lenzuola di seta scivolano sul mio corpo nudo. Sento ancora le mie parti intime umide, dopo le ore passate insieme a Langdon Norwood. Lui è disteso a pochi centimetri da me, dorme beato come se nulla possa turbarlo.  Così rilassato, le rughe sul suo viso appaiono meno marcate. Un ciuffo di capelli ricade sul suo viso. Da giovane Langdon deve essere stato uno Casanova, invece adesso, da adulto, appare come un uomo sempre alla ricerca della giovinezza, anche se molto affascinante. Mi sento il capriccio di turno, la ventenne che ha deciso di farsi solo perché ha paura d’invecchiare. In parte, invece, mi rendo conto che a modo suo è un uomo molto gentile con le donne. 
Infatti, anche se non dovrebbe essere così, in questo momento mi sento sicura e protetta. Da quando ci siamo conosciuti a San Valentino in uno dei suoi hotel di Los Angeles, Langdon non ha fatto altro che farmi sentire una regina, mi ha portata in giro per mostrarmi il suo impero, la catena di alberghi di lusso che possiede per tutta la California. Oggi ci siamo svegliati a San Francisco, in una delle suite reali. Non c’è stato un giorno privo di attenzioni o regali, non ha neanche forzato la mano riguardo al fare sesso dopo un paio di appuntamenti. Si è sempre comportato come un gentiluomo, ma non posso fare a meno di rimanere sveglia a osservarlo, e di domandarmi per quanto andrà avanti questa storia. Lui mi conosce come Desy Dunn, ma io non so neanche chi lei sia. So poco di lei, non riesco a dimenticare la vera me.  Désirée Bertrand è ancora viva e scalcia dentro di me, urlando per venire fuori, anche in questo momento. Forse sto approfittando troppo di questa situazione, forse dovrei distruggere tutti i miei documenti falsi e creare una nuova identità, come ho fatto prima di conoscerlo. Non voglio pensare a mio padre, il quale di certo si starà rivoltando nella tomba. Pur di scacciare dalla mia mente questi pensieri, infilo il braccio sotto le lenzuola.  
La pelle di Langdon è ruvida sotto i polpastrelli delle mie dita. Dopo alcuni istanti che le mie mani sfiorano la sua intimità per eccitarlo, sento il suo sesso irrigidirsi. Ama essere svegliato così, con le mie mani sul suo corpo, pronte per farlo godere. Appena inizia a destarsi e ansimare, mi avvicino al suo corpo, posizionandomi a cavalcioni sopra di lui. Come Langdon, anche io ultimamente ho bisogno di fare sesso ogni mattina, ma non per piacere, bensì per mettere a tacere i miei pensieri. Langdon è un bell’uomo, ma ciò che vedo sotto di me non mi eccita abbastanza. Chiudo gli occhi, immaginando che al suo posto ci sia qualcuno più giovane, magari rassomigliante all’uomo con cui sto facendo sesso. Ho bisogno di raggiungere l’orgasmo, di distrarmi, di non pensare. Percepisco le mani di Langdon sfiorarmi le natiche, sta accompagnando i miei movimenti. La sua presa è forte, vuole che vada più veloce. Raggiungo l’orgasmo pochi minuti dopo e Langdon mi segue. Sfinita, mi distendo sul letto al suo fianco, senza smettere di tenere gli occhi ben chiusi. Facciamo sesso senza utilizzare preservativi o diaframma, e sono contenta di aver iniziato a prendere la pillola quasi due anni fa. Non sono pronta per rimanere incinta, non nel mondo di menzogne che ho costruito. 
Avere un bambino in questo momento sarebbe un errore che non posso permettermi. Sebbene i miei occhi siano chiusi, percepisco Langdon avvicinarsi, prendere uno dei miei capezzoli tra le sue labbra e accanirsi ancora. Non è mai sazio. La sua lingua è avida, umida, e lui brama di raggiungere il suo scopo. Vuole farmi arrivare di nuovo all’orgasmo, lo fa spesso quando lo soddisfo pienamente. Una delle sue mani scende fino alla mia intimità, sento la sua pelle calda. «Langdon» ansimo eccitata. So che tra pochi istanti verrò di nuovo, ma soprattutto che questo è il mio unico modo per sopravvivere. Lui inizia a baciarmi il collo, mentre la sua mano fa tutto il lavoro. Giungo di nuovo all’orgasmo e priva di forze, mi coglie una lieve sonnolenza.  «Ti vorrei rapire e portare via con me» afferma Langdon, sorridente e soddisfatto per ciò che abbiamo appena fatto. Sono stanca e so che tra poco mi addormenterò. Annuisco alla sua proposta. Sono pronta a tutto, pur di continuare a portare avanti la nostra relazione.   

CAPITOLO II 
Chad  
◆◆◆   
C’è un enorme vantaggio a essere il figlio di un fottuto milionario, un vantaggio evidente e non trascurabile. Posso fare quello che cazzo mi pare. Come organizzare feste piene di belle fighe. Mi guardo attorno e vedo tutti gli stronzi che ballano attorno a me e a mio fratello. Alcuni sono già sballati e fatti, altri ubriachi. Il nostro appartamento è pieno di gente, la maggior parte dei presenti sono amici di amici, e neppure li conosciamo, ma non importa. Non mi frega che sporchino in giro, che si struscino sopra il nostro divano da tremila dollari in seta italiana, tanto siamo pieni di grana. Non è la prima festa che organizziamo. Di solito io e Cody approfittiamo dell’assenza di papà, mentre è in giro per i suoi affari, per fare casino nel nostro attico, al ventesimo piano di questo imponente grattacielo, che è solo uno dei tanti alberghi che possediamo sulla costa della California. Papà è sempre in giro per il mondo, con le sue puttane e con i suoi leccaculo. Scorazza con il suo jet privato a concludere affari con i boss della finanza e ci lascia qui, quindi qualcosa dobbiamo pur fare durante le vacanze estive. Le feste sono l’unica alternativa. Papà non ci ha mai creato problemi, a lui basta che stiamo fuori dai coglioni e che non ci mettiamo nei guai con la polizia per non comprometterlo, visto che vuole mantenere la sua fedina penale immacolata. Io e mio fratello ci avviciniamo alle enormi vetrate che danno sulla spiaggia. È il crepuscolo. Il mare è una distesa d’argento, le persone sulla sabbia sembrano piccole e insignificanti, ovvero quello che in realtà sono. È da quando avevo sei anni che odio tutto il genere umano. Ho sempre visto persone squallide, opportuniste e avide. Dei luridi stronzi del cazzo, che si sono sempre buttati sul conto in banca di mio padre. «Sei pronto a darti da fare?» istigo mio fratello, con un sorriso. Cody mi risponde annuendo. È imbarazzato e in ansia, conosce il motivo per il quale ho organizzato questa festa. Devo farlo scopare. È inaccettabile che un ragazzo di diciassette anni sia ancora vergine. Io ne ho quasi venti e scopo da quando avevo quindici anni. È ora che anche Cody inizi a godere dei nostri privilegi, a essere un Norwood. 
«Allora, c’è qualcuna che ti interessa?» gli chiedo, indicando con lo sguardo le puttanelle che ballano scatenate, tutte vestite da cubiste, con quella roba attillata che di solito usano per fare arrapare noi maschietti. «Chad, ci ho ripensato» biascica mio fratello. «Non mi sembra più una buona idea. Lasciamo stare.» «Senti, hai intenzione di rimanere vergine fino a trent’anni?!» Non riesco a comprendere la mentalità di mio fratello. A volte ho pure pensato che possa essere finocchio. Non riesco a capire come un ragazzo non abbia neppure la minima voglia di scopare. È impossibile che io e Cody abbiamo lo stesso DNA. Considerando che anche nostro padre è un puttaniere, deve essere Cody quello che è stato adottato. Il salotto è così pieno di gente che le pareti di vetro sono appannate dal respiro: tutti sudano, ballano e si strusciano l’uno contro l’altro. A un certo punto scorgo una biondina niente male che ci guarda. Potrebbe essere quella giusta, così do una gomitata a Cody. «Quella ti sta fissando, ci sta. Fatti avanti.» Mio fratello sospira, con rammarico. «Sei uno stronzo, sai? Cos’è questo morboso interesse per la mia vita sessuale?» «Chiudi quella cazzo di bocca» lo zittisco. «Se hai paura ce la facciamo assieme, okay? Dall’aspetto sembra una che ama i sandwich.» «Fai schifo, Chad» storce la bocca. «Ora capisco perché tutte le ragazze ti odiano. Tratti le donne come puttane.» «Perché, loro sono qualcos’altro?» rido appena. Mio fratello sa che non sto scherzando. Ho sempre considerato le donne puttane, perché me ne hanno dato prova più di una volta. Non so se io sia stato sfortunato ad aver incontrato solo donne del genere, ma non riesco a considerarle in altro modo. Le ragazze si sono sempre avvicinate a me soltanto perché sono il figlio di Langdon Norwood, il fottuto milionario, il padrone della famosa catena di alberghi a cinque stelle che porta il suo nome, come questo grattacielo del cazzo che ospita solo gente ricca. Tiro Cody per un braccio e ci avviciniamo alla biondina, per farla cedere sfodero il mio miglior sorriso da sciupafemmine. So di essere un bel ragazzo, ne ho sempre approfittato: assieme ai soldi di mio padre è la caratteristica che mi ha fatto portare a letto più ragazze possibili. «Ciao, è la prima volta che vieni alle nostre feste?» le chiedo. «Sì» cinguetta. Ha la voce da oca ed è vestita come una squillo, con una minigonna cortissima e un top senza reggiseno. Le sue tette sono evidenti e sode, e Cody arrossisce senza ritegno. Non posso fare a meno che scuotere il capo e penso per l’ennesima volta che non possiamo essere fratelli. È assurdo che non provi interesse verso due poppe del genere, quando io le leccherei fino a farla gemere come una cagna. La tipa guarda me e capisco che devo fare qualcosa per spingere mio fratello a farsela nel minor tempo possibile. Le porgo la mano. «Piacere, io sono Chad e lui è Cody.» «Samantha» ricambia a entrambi la stretta di mano. Anche lei è imbarazzata e rifletto sul modo di farli finire a letto insieme. Guardo dalle vetrate e noto che il sole è già tramontato da un pezzo, adesso il mare è nero e non c’è più nessuno in spiaggia, i bagnanti sono andati via con le loro sedie sdraio e i loro ombrelloni. Che mio fratello stia per scopare mi eccita, così senza farmi notare do una sistemata al mio uccello, già dritto. Al più presto dovrò trovare anche io una pollastra da sbattermi nel cesso, ne ho bisogno. Non c’è festa senza scopate, soprattutto per me. Ma prima devo aiutare mio fratello minore a fare il suo esordio. Mi viene in mente un’idea malvagia ma geniale. «Cody, va a prendere da bere per la nostra amica» gli metto un braccio sulle spalle. «Va bene.» Lui si allontana e mi lascia da solo con la tipa. Per un po’ ci guardiamo. So già di piacerle, in condizioni normali ne avrei approfittato, ma stasera no. Stasera il mio compito è fare scopare Cody per capire se è gay oppure un Norwood. «Tu hai la ragazza?» arrossisce ancora. Come avevo sospettato. Questa cagnetta vuole me, non mio fratello. Fanculo. Devo rimediare. 
«Certo» rispondo. Tossisco quando la vedo intristirsi. «Ah, vuoi dire una cosa seria? No, non ho la ragazza.» Il suo viso cambia di colpo, si rallegra. «Allora… che ne dici di uscire insieme, una di queste sere?» Prendo in mano la situazione, perché se non lo faccio questa a breve mi infilerà una mano dentro i jeans per farmi una sega, visto che mi sta accarezzando il torace con la punta delle dita. «Samantha» mi chino al suo orecchio. «Uscirò con te, solo se mi farai un piacere. Ti va di aiutarmi?» «Ovvio» squittisce ancora. «Chiedimi tutto quello che vuoi.» Mi mordo il labbro e sparo a bruciapelo. «Dovresti essere… carina con mio fratello.» All’inizio non comprende, infine sghignazza. «Vuoi dire che devo portarlo in una stanza e provarci?» Brava ragazza, sapevo che di lei mi sarei potuto fidare. Le prendo la mano, e la sento calda. Capisco che ha voglia di scopare, è già pronta, non devo perdere l’occasione, gli darà una prima volta indimenticabile. Per risultare più convincente, visto che sono un gran figlio di puttana, infilo la mano nella tasca posteriore dei jeans e tiro fuori il mio portafoglio. Ho trecento dollari in contanti e le mie carte di credito. Senza farmi vedere da nessuno, prendo una banconota da cento e gliela passo nella mano. Samantha mi guarda sorpresa, chiedendomi con lo sguardo perché io lo abbia fatto. 
«Un piccolo incentivo, per te» faccio l’occhiolino. Lei non si incazza, anzi ride. Cristo, è proprio una troia allora. Il mio radar non sbaglia mai, avevo capito solo osservandola da lontano che è un tipo avido ed egoista: ho centrato il bersaglio ancora una volta, conosco molto bene le donne. Con i soldi ho sempre ottenuto tutto. Le donne non hanno mai fatto eccezione. A loro interessa solo la bella vita, il lusso e il benessere. Sono tutte troie, nessuna esclusa. L’ho scoperto da tempo, ormai. All’inizio pensavo che fossi davvero una cattiva persona a considerarle così, ma il tempo mi ha dato ragione: non ho mai incontrato una ragazza che si interessasse a me, senza provare a infilarsi nel mio portafoglio, prima ancora che nei miei pantaloni. «Portalo là» indico le nostre camere da letto alla fine del corridoio. «Come vuoi» risponde piano. Quando Cody arriva con i nostri cocktail, io non parlo più, Samantha lo ringrazia e comincia a civettare con lui, facendo la smorfiosa. È davvero una puttana, per cento dollari schifosi si è venduta. Non troverò mai una donna che non sia attaccata al denaro, perché non ne esistono. Usano quello che hanno fra le cosce per accalappiare uomini ricchi, come hanno sempre fatto le sgualdrine di mio padre, prosciugandogli le carte di credito. Un po’ deluso, li lascio da soli. «Vado a controllare se il DJ è ancora vivo, visto che non cambia cd da mezz’ora.»  La console è dall’altra parte del soggiorno, il DJ è un mio amico del college; spingo fra la ressa e mi volto appena, per guardare Samantha che prende per mano mio fratello e lo trascina con sé. Solo per un attimo ho un ripensamento, una scintilla di coscienza. Sono davvero un figlio di puttana. Ho spedito mio fratello vergine, che va al terzo anno di liceo, fra le braccia di una troia avida e senza cuore. Poi però capisco che è per il suo bene. È meglio che Cody si renda conto che al mondo non esistono donne che ti amano e di cui ci si possa fidare. Prima lo capirà, tanto meglio sarà per lui. Mio fratello vive ancora nel mondo dei sogni, deve comprendere che nessuno ti ama per quello che sei, che nessuno ti accetta se non hai il potere e il denaro. In fondo è quello che ci ha sempre insegnato nostro padre. Fa’ in modo che ti temano, sfrutta tutti gli assi nella manica che hai a disposizione, non ti fidare mai di nessuno. Usa le persone, prima che loro usino te. Papà ci ha sempre insegnato questo. Langdon Norwood, che per anni ha lavorato a Wall Street, un genio della finanza e uno squalo del marketing, che è riuscito a creare un impero grazie ai soldi guadagnati investendoli in azioni. Ha sempre puntato sul cavallo vincente. Con un po’ di fortuna, un giorno diventerò come lui. Lo spero da sempre. Temuto dai nemici e venerato dalle donne. 
Io e Cody abbiamo sempre frequentato determinati ambienti, in cui conta solo l’apparenza e non la sostanza: scuole private e costose, gran galà, yacht club. Ho scelto un college esclusivo per studiare economia e fare contento mio padre, tra qualche anno anche Cody seguirà la mia stessa strada. Vado al tavolo dei rinfreschi e mi verso ancora da bere, dalla zuppiera dei cocktail. Attorno a me ci sono solo urla, risate e musica assordante, il solito casino a cui sono abituato. Mio fratello e quella ragazza sono spariti. A un certo punto noto qualcuno avvicinarsi. «Ciao, tu sei Chad, vero?» È una mora tutto fuoco, molto carina. Una delle solite puttane attratte dal cognome Norwood. «Mi fai vedere la casa?»  Indica le camere da letto. O è fatta d’ecstasy o è ubriaca, ma non mi importa. È una che vuole fottere e io la accontenterò, perché sono un gentleman. «Vieni» le metto una mano dietro la schiena e la porto con me. Mentre camminiamo per il corridoio, la mia mano scende sul suo culo e la palpeggio: lei non reagisce, non dice nulla. Si lascia toccare solo perché sono un Norwood. Alle donne interessano solo due cose: il cazzo e il denaro. Se li hai entrambi, sei a posto per tutta la vita. Come lo sono io. Ecco perché non mi sono mai innamorato. Non c’è nessuna donna degna di essere amata.  
***  
La bocca di questa tipa in calore che manco conosco, della quale ignoro persino il nome, sa di whiskey. È sbronza, ubriaca fradicia, ma non mi importa. Domani non si ricorderà nulla di quello che sta succedendo dentro questo sgabuzzino, una delle tante camere adiacenti al bagno.  Dal soggiorno mi arriva la musica della festa, ma noi siamo al buio, accanto all’asse da stiro e alla lavatrice. Lei mi sbatte contro il muro, facendo la dura, e io capisco sia arrivato il momento di farle capire che sono io a comandare, e non lei. Le infilo la mano sotto la gonna, apre le cosce e mi invita a continuare. So già come fare per farla eccitare. Infilo le dita nei suoi slip e le entro dentro. È già bagnata. La stimolo, stringendo il suo clitoride gonfio fra i miei polpastrelli e lei geme. «Me lo avevano detto che ci sai fare» geme. Non le chiedo con chi cazzo abbia parlato, non me ne frega nulla. Voglio solo fotterla e darle quello che vuole. Me ne sbatto di quello che pensano queste cagnette in calore che mi vengono dietro, tanto sono tutte uguali. Si fanno scopare solo perché mi conoscono di fama. Se non fossi Chad Norwood nessuna di loro verrebbe con me. Mi sembra uno scambio equo, in fondo: io uso loro, e loro cagne arrapate usano me. La prendo per le spalle e la faccio abbassare di colpo, lei sbatte le ginocchia sul pavimento. Dalla finestra arriva solo la luce della luna, visto che siamo al ventesimo piano, ma riesco a intravedere che sorride. Mi apre i jeans, veloce. I suoi denti mi fanno male e continua a mordicchiare la mia erezione, mentre ride. La afferro per i capelli e glielo sbatto tutto dentro, fino ad arrivarle in gola. «Uhm» geme. Comincia a succhiare, gustandoselo come se fosse la cosa più buona al mondo, tirando come un aspirapolvere. Lascio andare un sospiro, malgrado non ci sappia fare. La faccio alzare, tirandola ancora per le spalle, e la spingo a culo in aria sopra la lavatrice. Lei non protesta, come mi aspettavo. Le abbasso gli slip, facendoli finire a terra, e lei apre le cosce, dandomi la superlativa visione del suo culo. Non ho con me un preservativo, quindi devo stare attento. Mi abbasso i boxer e quando le entro dentro lei sobbalza, perché la spingo in avanti. Visto che non ho intenzione né di essere gentile, né delicato, comincio a pompare dentro di lei con forza, per scaricarmi. «È solo per questo che sei venuta da me, vero? Sei una puttana.» La sua risposta è un mugugno. Non mi fermo. Continuo a chiamarla puttana, mentre la fotto piegata sopra la lavatrice, aggrappandomi alle sue natiche che fremono a causa dei miei colpi secchi e continui. È sempre più bagnata, così rido. «Te la stai davvero godendo, a quanto pare.» Sghignazza e riprende a gemere. Ma perché queste ragazze non hanno alcuna dignità? Perché si lasciano trattare di merda da me? Il denaro dà davvero tutto questo potere? 
O forse sono io che ho sempre cercato le donne sbagliate. Comunque non è il momento di fare ragionamenti filosofici, sto per venire. Sento già l’orgasmo che prende il sopravvento, ma lei mi precede e viene prima di me, come mi aspettavo. Esco da lei, prima di venirle dentro e a quel punto la porta dello sgabuzzino si spalanca e rimango con il cazzo in mano, osservando scioccato chi ci ha interrotti. «Sei davvero uno stronzo!» È mio fratello, paonazzo in viso, mi sta guardando incazzato. La ragazza si riassetta, abbassandosi la gonna, raccoglie dal pavimento il suo tanga e scappa via, imbarazzata. «Vaffanculo, non potevi entrare in un momento peggiore» sbraito. L’orgasmo va scemando, non riesco più a raggiungere il piacere, è come se mi avesse investito una doccia fredda. «Hai dato cento dollari a Samantha per venire a letto con me?!» le parole di Cody mi fanno sobbalzare. Merda, quella cretina gli ha spifferato tutto. Non dovevo fidarmi di una cerebrolesa. «Ascolta, fratellino…» provo a calmarlo e mi riabbottono i pantaloni. «Fa’ uscire tutti. Ne ho abbastanza delle tue feste in cui provi ad accoppiarmi con ragazze del genere.» In quel momento il mio smartphone nella tasca dei jeans suona e ci guardiamo negli occhi. Lo prendo e riconosco il numero di nostro padre. «Ehi, vecchio» lo saluto. «Chad, tutto bene? Tu e Cody siete a casa?» lo sento strano. 
Non capisco. È euforico, non sembra più lui, ma un ragazzino eccitato. «Sì» rispondo. «Siamo a casa.» È come se lo vedessi sorridere dall’altra parte. «Che succede?» domando curioso. Per un attimo ho l’impressione di stare parlando con un bambino felice perché ha ricevuto come regalo di Natale lo skateboard che ha sempre sognato. La sua eccitazione è strana, molto sospetta. Ma non ho tempo di capire a cosa sia dovuta, che mi spiazza: «Ragazzi, devo assentarmi per un po’ di tempo. Mancherò per tre mesi. Un viaggio di lavoro. Mi raccomando non mettetevi nei casini. Se ci dovessero essere problemi chiamate Greg.» Gregory Smithers è uno degli avvocati di nostro padre, quello specializzato in diritto dei minori. Provo a indagare. «Ma che succede? Non sei appena tornato da Londra dopo aver concluso quell’affare per delle filiali in Europa?» «Sì, ma… questo contratto non posso proprio mandarlo all’aria» ride, è ironico. Ora sono sicuro che gli è successo qualcosa di cui non vuole parlare. «Non tornerò in albergo per prendere la mia roba, sono a San Francisco. Partirò direttamente da qui stasera, va bene? Per qualsiasi cosa, chiamate il personale dell’albergo.» «Papà, ma che cazzo stai comb…» provo a chiedergli cosa stia succedendo, ma lui mi anticipa. «Devo scappare. A presto, ragazzi. Fate i bravi.» Rimango con il telefono all’orecchio, come un coglione. 
Mio fratello mi osserva, non sapendo cosa sia successo: lui non ha sentito la voce sovraeccitata di nostro padre. «Il vecchio è impazzito» mi rivolgo a Cody. «Ha detto che mancherà per tre mesi, a causa di un affare importante. Non passerà neppure a prendere le valigie, tanto si porta sempre dietro il suo libretto degli assegni.» «Dove va?» «Top secret. A quanto pare stavolta è una cosa grossa. Forse deve vedersi con Bill Gates. Cazzi suoi. Ci ha raccomandato di non metterci nei casini… già, come se lui si comportasse meglio di noi, considerando le troie che si sbatte durante i suoi viaggi.» Cody non mi parla più, esce dallo sgabuzzino e invece di tornare alla festa in soggiorno, va a chiudersi in camera sua, come fa sempre quando è incazzato. C’è qualcosa di strano. Sono state poche le volte in cui ho sentito quel maniaco arrapato di nostro padre così euforico. Spero non ci sia di mezzo la solita ninfomane che vuole prosciugargli le carte di credito, ma non è escluso. Mancare addirittura tre mesi per una scopata però, mi sembra sospetto. Mi auguro che non faccia stronzate. L’importante è che alla fine papà torni a casa e che tutto sia come è sempre stato. Vada a fanculo anche lui, assieme alle sue puttane.

Hocus Pocus

Piper Demonia Hale

Post popolari in questo blog

Recensione: L'Imprevedibile Piano Della Scrittrice Senza Nome di Alice Basso

Recensione: Ancora un po' di Charlie di Melissa Pratelli

Segnalazione: Dark Man di Anisa Gjikdhima